Starlink in Ucraina: il potere di chi controlla il passaggio obbligato

A metà ottobre la versione militare di Starlink ha cominciato a perdere il collegamento sopra i 160 km/h, mettendo in difficoltà i droni ucraini. Chi ha deciso? La vicenda mostra come nasce il potere di chi controlla un passaggio obbligato, chi paga e chi incassa, e perché nelle catene decisionali la responsabilità tende a disperdersi.
Illustrazione: una piazza vista dall'alto di notte, attraversata da fili luminosi che salgono verso il cielo come collegamenti satellitari

Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre i terminali di Starshield, la versione militare di Starlink usata dalle forze armate ucraine, hanno cominciato a perdere il collegamento sopra i 160 chilometri orari, velocità che molti droni raggiungono: secondo i militari ucraini, numerose missioni sono state compromesse (Il Post, 14 ottobre 2026). Il 20 ottobre il Wall Street Journal ha scritto che il limite era stato ordinato da Elon Musk, amministratore delegato di SpaceX; il presidente statunitense Donald Trump ha negato ogni coinvolgimento e il 22 ottobre, secondo lo stesso giornale, il sistema funzionava “più normalmente” dopo una sua telefonata a Musk (CNBC, 20 ottobre; CNBC, 22 ottobre).

Chi abbia deciso non è accertato, e le ricostruzioni poggiano su fonti anonime. Ma la vicenda rende visibile un fenomeno che riguarda anche imprese e uffici: il potere di chi controlla un passaggio obbligato, e la facilità con cui, in una catena di decisioni, la responsabilità sembra non appartenere a nessuno.

Starlink in Ucraina: il potere nasce dalla dipendenza degli altri

Una lente utile viene dai sociologi delle organizzazioni Michel Crozier ed Erhard Friedberg, ripresi da Claudio Nigro nel framework SRI usato da Academy of Mind (Nigro, 2026, working paper non ancora sottoposto a revisione paritaria): il potere di una persona tende a crescere con l’ampiezza della zona d’incertezza che controlla, cioè dei passaggi imprevedibili da cui gli altri dipendono.

Starlink in Ucraina è una zona d’incertezza quasi da manuale. Secondo le stime citate dal Post, nel Paese ci sono almeno 160mila terminali, 100mila dei quali in uso alle forze armate, e manca un’alternativa paragonabile a una costellazione di circa 10mila satelliti. Chi può modificare il servizio a distanza tiene in mano qualcosa da cui dipendono migliaia di persone al fronte.

Proprietà formale e controllo reale possono non coincidere. Musk ha scritto che i sistemi Starshield sono “di proprietà e sotto il controllo del governo degli Stati Uniti” (CNBC, 20 ottobre); il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece indicato come nodo i termini di servizio che le autorità militari ucraine dovevano rispettare (Reuters, 20 ottobre). Tre livelli vanno distinti: il campo (contratti, termini di servizio, leggi sugli aiuti militari); il sistema d’azione concreto, cioè le persone che gestiscono stabilmente la rete (dirigenti e tecnici di SpaceX, funzionari del Pentagono con cui Starshield è gestita, comandi ucraini che la usano: Il Post, 14 ottobre); gli incontri, come la telefonata fra Trump e Musk. Nessun livello agisce da solo: decidono le persone che vi occupano un ruolo.

Lo stesso evento, letture opposte

Per i soldati che pilotano droni il limite è una minaccia vitale; il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato di “tradimento” (ISPI, 15 ottobre). Per chi investe nei concorrenti europei lo stesso fatto è un’opportunità: il 14 ottobre le azioni di Eutelsat sono salite del 23%, il maggior rialzo giornaliero in 16 mesi (Reuters, 14 ottobre). Per chi usa la versione civile, rimasta alle condizioni precedenti, non è cambiato nulla (Il Post, 14 ottobre).

Nigro formalizza questa intuizione: il valore di un evento non è una sua proprietà oggettiva, nasce dall’incontro con chi lo vive. Riprendendo Kahneman e Tversky, aggiunge che, a parità di entità, un evento letto come minaccia produce reazioni più forti di uno letto come opportunità (Nigro, 2026). È coerente con la rapidità con cui Zelensky e il consigliere del ministero della Difesa Serhii Beskrestnov hanno denunciato pubblicamente il limite (ISPI, 15 ottobre).

SpaceX, Starshield e soldi: chi paga, chi incassa, chi controlla

SpaceX è una società quotata in Borsa. Nei conti presentati il 20 ottobre, la divisione che comprende Starlink ha ricavato 5,2 miliardi, di cui 2,1 da clienti aziendali e governativi (Quartz, 20 ottobre). Nel comunicato agli investitori del trimestre precedente, la società aveva indicato contratti pluriennali con il governo statunitense per oltre 6 miliardi di dollari per Starshield, soprattutto commesse della Space Force (SpaceX, 2026). La dipendenza è reciproca: i responsabili della Difesa statunitense che firmano quelle commesse hanno bisogno della rete, i vertici di SpaceX hanno in loro un cliente importante. È il profilo di una coalizione per contrattazione, in cui ci si scambia risorse complementari; nel lessico SRI, il gruppo strategico d’azione (o coalizione dominante) è chi in un dato momento controlla le zone d’incertezza critiche. Che questi interessi abbiano pesato sulla decisione di ottobre resta un’ipotesi, non documentata.

Gli attori principali:

  • Militari ucraini: interessi vitali (sopravvivere, difendere il territorio), risorse fatte di competenze e terminali, nessun controllo sulla rete.
  • Vertici di SpaceX: controllano la tecnologia; interessi d’impresa legati ai contratti pubblici e al mercato. Musk descrive Starlink come un servizio commerciale limitato a usi civili o difensivi (Quartz, 16 ottobre).
  • Presidente Trump e vertici dell’amministrazione: dispongono di contratti, sanzioni e della condivisione di intelligence, che Zelensky ha denunciato come interrotta nelle stesse settimane; tra gli interessi dichiarati dal presidente, il prezzo del gasolio (Il Post, 21 ottobre).
  • Ministri e funzionari europei, anzitutto polacchi e tedeschi: i contratti che firmano finanziano molti terminali (Il Post, 14 ottobre), ma nessuno di loro controlla la rete.

Chi paga non coincide con chi controlla: il senatore democratico Richard Blumenthal, avviando un’indagine, ha chiesto chi controlli capacità critiche pagate miliardi dal governo statunitense (CNBC, 22 ottobre).

Sullo sfondo c’è l’energia. Trump ha più volte chiesto ai vertici ucraini di smettere di colpire le raffinerie russe, sostenendo che fanno salire il prezzo del gasolio, e ha concluso un accordo per importare gasolio russo sospendendo alcune sanzioni (Il Post, 21 ottobre). Secondo l’ISPI, a meno di tre settimane dalle elezioni di metà mandato il caro energia è un punto debole per i candidati repubblicani. Nessuna fonte consultata prova un legame con il limite a Starlink: è un contesto documentato, non un movente dimostrato.

Quanto alle alternative, secondo gli esperti citati da Reuters gli utenti di Starlink non possono passare semplicemente a OneWeb di Eutelsat senza nuovi terminali e infrastrutture (Reuters, 14 ottobre). In Italia il ministro della Difesa Guido Crosetto ha detto che il progetto Starlink da 1,5 miliardi per la Difesa “non è mai stato ripreso” (Il Fatto Quotidiano, 15 ottobre).

La lente di Mills: impresa, politica e apparato militare

Per il sociologo C. Wright Mills le decisioni di maggiore portata si prendono dove si incontrano i vertici economici, politici e militari (Mills, 1959, p. 9). Negli Stati Uniti degli anni Cinquanta vedeva il rapporto decisivo fra grande impresa e Stato nella «coincidenza di interessi tra esigenze militari e aziendali» (p. 276, traduzione nostra), e notava che il passaggio di persone fra i ruoli avviene soprattutto nei punti di contatto, come tra «ente appaltante e appaltatore» (p. 288, traduzione nostra). Letto con questa lente, il caso Starlink ripropone il triangolo con una variante: una risorsa militare decisiva è nelle mani di un imprenditore che nel marzo 2025 era anche membro dell’amministrazione Trump (Avvenire, 10 marzo 2025). Mills descriveva anche la distanza fra questi vertici e le persone comuni, che «sentono di vivere in un tempo di grandi decisioni» e «sanno di non prenderne nessuna» (p. 5, traduzione nostra): il soldato che pilota un drone al fronte, il contribuente polacco che finanzia i terminali.

Mills è una lente, non una prova sui fatti di oggi. La sua tesi è stata contestata dalla prospettiva pluralista: Robert Dahl gli rimproverava di non averla verificata su un insieme di casi specifici (Domhoff, 2005). Anche qui operano contrappesi: un gruppo di senatori, tra cui quattro repubblicani, ha chiesto un’indagine (Il Post, 16 ottobre).

Chi ha limitato Starlink? Quando la responsabilità si disperde

In una settimana la decisione è stata attribuita a quasi tutti: Musk l’ha indicata come competenza dei militari e del presidente, Trump ha negato, Hegseth ha richiamato i termini di servizio; fonti di Reuters hanno indicato l’interno della Casa Bianca, una fonte di Bloomberg la stessa SpaceX, cioè chi la dirige (Il Post, 16 ottobre).

La ricerca di laboratorio aiuta a capire perché le catene decisionali favoriscano questo effetto, senza dire nulla su ciò che hanno pensato le persone coinvolte. In un esperimento, la sola presenza di un altro possibile autore riduceva il senso di controllo dei partecipanti sugli esiti delle proprie azioni, anche quando era evidente chi li avesse causati (Beyer et al., 2017). Sono compiti semplici, non trasferibili automaticamente alla politica; suggeriscono però che la responsabilità va costruita nelle procedure, indicando per nome chi decide, invece di presumerla.

Conta anche da dove si guarda. Nigro distingue il modello dell’analista, che ragiona per probabilità, dalla situazione di chi è dentro i fatti e procede per soluzioni soddisfacenti, abitudini e segnali emotivi (Nigro, 2026). Visto da fuori l’episodio sembra una partita a scacchi; da dentro è più probabilmente una sequenza di reazioni rapide con informazioni parziali.

Tempo e tracce: perché le scelte del 2022 pesano ancora

Nel febbraio 2022 Starlink ha impedito che gli attacchi russi alle comunicazioni lasciassero l’esercito ucraino “cieco” (ISPI, 15 ottobre). Da allora i terminali sono stati montati anche sui droni, per una connessione più affidabile e a lungo raggio con il pilota (Il Post, 14 ottobre). Nigro descrive così la dipendenza dal percorso: ogni passo tende a restringere le alternative, ad aumentare i costi del cambiamento e a produrre un blocco difficile ma non impossibile da invertire (Nigro, 2026). Per questo, come si è visto, non basterebbe cambiare fornitore: servirebbero nuovi terminali e infrastrutture.

Chi governa il tempo ha spesso un vantaggio su chi lo subisce. Il limite è arrivato “senza preavviso, nel cuore della notte”, secondo un consigliere del ministero della Difesa ucraino (ISPI, 15 ottobre). Gli effetti hanno tempi diversi: subito le missioni saltate; nel medio periodo le indagini al Senato e le oscillazioni di Borsa; nel lungo periodo, con ogni probabilità, le decisioni dei governi europei sulle proprie infrastrutture satellitari. E restano tracce: è probabile che contratti, procedure e il ricordo di questa settimana pesino nelle prossime trattative, anche quando i protagonisti avranno cambiato ruolo.

Che cosa può farne il lettore

Lo stesso meccanismo si ritrova nella vita di tutti i giorni. Qualche domanda pratica:

  • Quali sono i tuoi passaggi obbligati? Un unico fornitore, un unico cliente, un servizio cloud con tutti i documenti di lavoro. Chi può cambiarne le condizioni, e con quale preavviso?
  • Valuta le alternative quando costano poco. Di solito cambiare fornitore al primo anno è più facile che al quinto.
  • Distingui chi paga, chi possiede e chi controlla. Il contratto dice chi ha il diritto, non sempre chi ha la mano sull’interruttore.
  • Nei gruppi, dai un nome a chi decide. Se tutti possono intervenire, ognuno tende a sentirsi meno autore dell’esito.
  • Leggendo le notizie, cerca il soggetto. Davanti a “è stato deciso” o “Washington vuole”, chiediti quali persone, in quale ruolo.

Per capire quanto il timore di perdere orienta anche le tue decisioni, puoi provare il test gratuito sui bias cognitivi di Academy of Mind.

Conclusione

La vicenda è aperta e le indagini potrebbero cambiarne la ricostruzione. Da osservatori esterni si può dire questo: quando un’infrastruttura indispensabile dipende da poche persone, il loro potere tende a crescere con la dipendenza degli altri, e la domanda “chi ha deciso?” rischia di diventare più difficile proprio quando conta di più. Chiedersi presto da chi dipendiamo, e chi risponde se qualcosa si spegne, è un modo per non scoprirlo troppo tardi.

Bibliografia

Fonti giornalistiche

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